Vista per Voi: Dentro e fuori le mura da Elle Arte a Palermo

Buon inizio di settimana, cari Follower del blog Panormitania e sottolineo blog perché la pagina Facebook ad esso associata subisce di continuo ripicche e rifardiamenti…che succede? Beh, vi ricordate la celebre battuta “Metti la cera, leva lacera…”? Su Panormitania Facebook è un periodico metti un like, leva 2 like! E me li immagino tutti sti pentiti siculi sapete? Magari mettono like ad occhi chiusi a pagine insulse di vario tipo e se ne dimenticano ma di Panormitania si ricordano, la visitano e si premurano per toglierlo…mah!

Sarà che Panormitania non è una testata giornalistica popolare? Non lo è infatti! E quando mi mandate i comunicati stampa – sì, perché alcuni lo fanno! – figuriamoci se condividono il mio post tra le tante testate on line…fate voi! Io scrivo aggratis quando mi va e, soprattutto quando posso, guidata dalla pura e semplice passione e lo farò finchè non deciderò di cancellare per sempre Panormitania.

Le opere di John Picking e Sarah Miatt

E per restare in tema di passione per l’Arte, oggi dedicherò un acclamato post (vero Enzo Tardia?) della serie “Vista per Voi” a “Dentro e fuori le mura. La pittura non ha confini”, inaugurata il 4 ottobre scorso alla Galleria Elle Arte di via Ricasoli 45, a Palermo.

Ho voluto visitarla – contrariamente alle mie abitudini! – proprio il pomeriggio dell’Inaugurazione perché la vostra Marga Rina ha voluto cogliere l’occasione di rivedere vecchi (ah ah!) e nuovi amici artisti come Ilaria Caputo, Enzo Tardia e Barbara Arrigo che vedrete nelle foto che seguiranno.

Dentro e fuori le mura” è una collettiva di pittura e di disegno cui partecipano ben 22 artisti, i cui nomi troverete elencati nel mio post precedente a questo. Tema centrale, come evocato dal titolo, è una personale interpretazione di ciascun artista del rapporto interno/esterno, dentro/fuori e di come essi si influenzino reciprocamente: il dentro è spesso visto come un interno domestico, la stanza di una casa o un suo scorcio, che si affacciano al mondo esterno attraverso il vetro di una finestra in moltissimi casi, una finestra che è stata ritratta chiusa, quindi una barriera fisica ma trasparente attraverso la quale, in profondo raccoglimento, guardare fuori. Ed ecco che troviamo la caffettiera di Milvia Seidita o il vaso di fiori di Ilaria Rosselli Del Turco accosto alla finestra.

Le opere di Salvatore Caputo e Milvia Seidita

Scelte diametralmente opposte sono quelle di Salvatore Caputo, Pascal Catherine o Cristiano Guitarrini o Pedro Cano – sarà un caso questo che siano tutti uomini? – in cui sulla tela è ritratto uno scorcio di paesaggio solo esterno perché è l’occhio dell’artista a fungere probabilmente da barriera (come le finestre di cui sopra) tra il suo Io interiore e il mondo esteriore: da dentro le mura del corpo questi artisti guardano il mondo che è oltre queste mura.

Una scelta che ho molto apprezzato, poi, è stata quella degli artisti con i quali ho pure avuto il piacere di conversare e mi riferisco a Enzo Tardia, Ilaria Caputo e Barbara Arrigo.

Enzo Tardia con la sua opera

Scelta audace ma originale è stata quella di Enzo Tardia, la cui pittura ha sempre osservato il mondo enfatizzandone le sue geometrie squadrate e “pulite”: ecco ora emergere al centro della tela l’immagine di Monte Pellegrino, un suo tributo a Palermo mi ha raccontato, calato in un’atmosfera peculiare perché i colori del mare e della spiaggia richiamano i colori dei moduli circostanti e paiono ora fluire dentro, ora fluire fuori le zone della tela proprio come fanno le onde del mare che si infrangono sulla battigia e subito tornano al mare. L’opera, non è un caso, si intitola “Essere fuori” perché, secondo una mia doppia interpretazione è un essere uscito fuori, per Enzo Tardia, dalle sue ben collaudate cifre stilistiche, ma è anche un essere dentro/fuori oscillante tra le geometrie che incorniciano il monte al centro della tela e le forme della natura vive e in continuo movimento.

Ilaria Caputo e le sue opere

Ho poi avuto il piacere di ammirare le due opere di Ilaria Caputo presenti alla collettiva, due opere assai eleganti e delicate nella scelta dei colori. In entrambe il dentro/fuori coesistono in modo equilibrato, in entrambe sia il dentro sia il fuori occupano i loro spazi in modo netto senza prevalere. Come mi ha confessato Ilaria Caputo, in “Le Medaglie del Papa” in origine la porta azzurra era chiusa, ma ha poi deciso di aprirla spiraglio, un spiraglio che riesce bene a farci immaginare cosa è il fuori e forse, come ho provato ad interpretare io, è proprio l’altra opera di Ilaria Caputo dove si vede l’inferriata e si intravede un bosco quasi onirico.

Barbara Arrigo e le sue opere

E proprio di sogno ricorrente mi ha parlato Barbara Arrigo nell’opera che idealmente credo si possa eleggere a icona della collettiva tutta: “La stanza sul mare” è un trasferimento sulla tela di un suo sogno che vorrebbe divenisse realtà sia quello di risvegliarsi un giorno in uno stanza aperte le imposte della quale possa entrare in contatto diretto col mare, un mare che renda dinamico e continuo questo dentro/fuori, un mare che è sempre stato al centro delle sue opere, ma un mare sempre antropizzato. In questa occasione l’elemento antropico è solo rappresentato dalle pareti bianco-grigie della sua mente entro la quale la potenza vivificatrice dell’acqua del mare possa rigenerare il suo corpo, ma, soprattutto, il suo animo profondissimo.

La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre 2019, tutti i giorni (domenica e festivi esclusi) dalle 16:30 alle 19:30.

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