Per Panormitania’s Art, le “Corrispondenze” di Cristiano Guitarrini

Buon pomeriggio, cari follower! Come ho anticipato sulla seguitissima pagina facebook di Panormitania, oggi la vostra Marga Rina pubblicherà un post della neonata rubrica “Panormitania’s Art”: per chi si fosse perso la puntata precedente, dedicata ad “Aylan”, un’opera  dal forte impatto emotivo dell’artista palermitano Antonino Gaeta, questa rubrica vuole raccontare particolari opere singole di singoli artisti panormitani, ossia artisti di Palermo e che hanno esposto nella nostra città facendosi da essa ispirare.

Oggi vi scriverò dell’opera “Corrispondenze”, realizzata da Cristiano Guitarrini nel 2018 ed esposta all’interno di “Il luminoso ardore”, sua mostra personale ospitata a Palermo, dalla Galleria Elle Arte.

Cristiano Guitarrini, Corrispondenze, olio su tela, 90×110 cm, 2018

Cristiano Guitarrini è un artista che vive e lavora a Bracciano e che, da anni, coltiva quasi un amore quasi viscerale per Palermo: l’ha più volte visitata da turista e l’ha tante volta ritratta nelle sue opere con il suo stile davvero inconfondibile: la sua pittura, come mi ha raccontato in un’intervista di qualche tempo fa, ha una prima parvenza realista perché riproduce scorci cittadini ma, ammirata con l’occhio interiore, si trasfigura e diventa sogno, diventa paesaggio emozionale, in cui sgorga sentimento e pura interiorità.

Questo e altro accade all’interno di “Corrispondenze”, che riproduce, in un’atmosfera disincantata, dove tutto pare pervaso da una luce soffusa e diffusa, un angolo di piazza Garraffello, nel cuore storico della Vucciria. Sulla destra compare sullo sfondo un decrepito Palazzo Lo Mazzarino, cinquecentesca casa che diede i natali al famosissimo cardinale Mazzarino alla corde del Re Sole e, qualche migliaio di anni dopo, ex abusiva abitazione dell’artista austriaco Uwe Jaentsch, autore della scritta rossa che campeggia sul tetto del palazzo. Sulla sinistra, poi, con aria sognante illumina il quadro lo sguardo sognante di una bambina di bianco vestita che, vi svelerò, ritrae la figlia di Cristiano Guitarrini.

L’opera è nata quasi per caso, mentre Guitarrini era in giro per Palermo da turista, come ho anticipato. Ha scelto di dipingere piazza Garraffello perché profondamente colpito dallo stato di abbandono e dalla fatiscenza dei palazzi che in essa si affacciano.

Come egli stesso mi ha raccontato parlandomi di “Corrispondenze”, “Tra le finestre rotte, le scure aperture rattoppate, come a censurare misteriosi e forse indicibili racconti tra uomini e ombre, si avverte un persistente senso di inquietudine. Sembra vano il debole tentativo di decoro di alcuni graffiti, che al contrario appaiono come ulteriori ferite su un corpo già malato. La croce in alto poi, che sovrasta la Piazza, mi sembra che abbia poco a che fare con il divino, suscita maggiormente una parentela con qualche rito infernale.”

Ma il colore ha comunque pervaso la sua opera perché, secondo Guitarrini, a Piazza Garraffello si avverte un continuo viavai di una strana umanità dolente, un rimescolio di miseria e, insieme, di dignità perché i palazzi sono decadenti ma sono ancora lì a vigilare i luoghi.

E proprio la figlia dell’artista, col suo candore e ingenuità di bimba pare restituire speranza ai palazzi della piazza, quasi a volere comunicare a chi osserverà il quadro che, finchè il retaggio del passato florido della Vucciria, un tempo quartier generale dei ricchi mercanti che vivevano a Palermo, resterà in piedi, qualcuno potrà salvarli dal degrado e ripristinarli…proprio come sta già accadendo! È, infatti, in corso il restauro totale di Palazzo Lo Mazzarino che tornerà a risplendere e ad essere nuovamente abitato.
Sarà stato grazie al potente messaggio trasmesso dalla formidabile opera di Cristiano Guitarrini?

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