Panormitania’s Art: Aylan di Antonino Gaeta

Buon pomeriggio, cari e devoti follower di Panormitania! Siamo ancora a gennaio 2019 così vorrei augurarvi un anno ricco e pieno di serenità con un post che introduce una nuova rubrica del blog: come recita, infatti,  il detto,  anno nuovo e rubrica nuova…vero?

Ebbene, la vostra Marga Rina ha deciso di intitolarla “Panormitania’s Art” all’inglese e cercherà di ospitare a cadenza fissa (almeno si spera!) opere singole di artisti panormitani che hanno realizzato di recente opere artistiche e d’ingegno che meritano di essere note ai più o, come scrivo di solito su Facebook, ai passanti di qua.

Oggi la rubrica “Panormitania’s Art” ospita l’opera “Aylan”, un olio su tela (cm 80×120) del 2019 dell’artista panormitano Antonino Gaeta.

Aylan di Antonino Gaeta

Come potete notare l’opera, dalla imponente carica emotiva, nella parte medio-alta, riunisce e richiama, alla memoria soggetti artistici assai celebri e, ahimè, nella parte bassa, un’icona del dolore, figlia della recentissima cronaca nera.

Al centro del quadro si staglia “Il pifferaio” del pittore impressionista Édouard Manet, realizzato nel 1866 e, quindi, dopo la scandalosa “Colazione sull’erba” che suscitò feroci critiche e netto rifiuto:  in esso Manet raffigura un giovanetto della guardia imperiale francese nell’atto di suonare il suo piffero. L’opera è il pifferaio perché presenta uno sfondo monocromo che accentua sia i colori accesi della divisa sia la giovanissima età di questo bambino, e non un uomo, forse strappato alla sua famiglia o forse, addirittura, orfano e senza passato.

“Il pifferaio” di Manet e il pifferaio di Gaeta

L’opera di Gaeta riproduce quasi fedelmente “Il pifferaio” di Manet ma lo immerge in un contesto ben preciso e per nulla asettico. Alle sue spalle e sullo sfondo, infatti, riconoscibilissimi sono tre soggetti urlanti e imploranti di “Guernica”, celeberrima opera di Pablo Picasso completata nel giugno 1937, due mesi dopo il bombardamento che rase al suolo l’omonima cittadina basca durante la guerra civile spagnola. Guernica fu rasa al suolo, di essa rimasero solo grandi cumuli di macerie e numerosi feriti e…cadaveri. Come ritrovato cadavere è stato il piccolo Aylan Kurdi, profugo siriano rinvenuto esanime, nel 2015, sulla spiaggia di Budrum, in Turchia, la cui foto è nota in tutto il mondo come simbolo della crisi europea dei migranti.

“Guernica” di Picasso in basso e in alto particolari di “Guernica” accostati a particolari di “Aylan”

Nell’opera di Gaeta, il piccolo Aylan e l’altrettanto piccolo pifferaio paiono “cullati” dalle stesse acque, acque che non sono placide e calme, sono acque che non lavano o purificano, tutt’altro. Il piccolo pifferaio è, invece, sovrastato da onde minacciose e agitate non da Madre Natura ma dalla crudele mano dell’uomo che miete vittime, le annega, come il piccolo Aylan che galleggia su acque insanguinate sia del suo sangue, sia del sangue delle vittime di tutte le guerre dalle quali Aylan tentava di scappare.

Sembra quasi di sentire i rombi degli aerei e delle bombe che abbattono intorno e sembra quasi di udire il pifferaio che non suona a festa, ma una mesta marcia funebre.

L’opera di Gaeta, frutto di un suo percorso artistico appena intrapreso, è un forte grido di denuncia, una denuncia sociale e culturale (la figura a destra che quasi offre le spalle a una scena di profondo dolore pare in posa per un selfie, sapete?) fatta di immagini crude e reali che spero, con questo post, di far conoscere per indurre tutti voi in riflessione.

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