Ilaria Caputo, artista panormitana ed eclettica

ESTRAGONE Sei sicuro che era stasera?

VLADIMIRO Cosa?

ESTRAGONE Che bisognava aspettarlo?

VLADIMIRO Ha detto sabato. Mi pare.

ESTRAGONE Dopo il lavoro.

VLADIMIRO Devo aver preso nota.

ESTRAGONE Ma quale sabato? E poi, è sabato oggi? Non sarà poi domenica? O lunedì? O venerdì?

VLADIMIRO Non è possibile.

ESTRAGONE O giovedì.

VLADIMIRO Come si fa?

ESTRAGONE Se si è scomodato per niente ieri sera, puoi star sicuro che oggi non verrà.

VLADIMIRO Ma tu dici che noi siamo venuti, ieri sera.

ESTRAGONE Potrei sbagliarmi. Stiamo un po’ zitti, se ti va.

VLADIMIRO Mi va.

(Da “Aspettando Godot” di Samuel Beckett)

Salve Amici! Come pronosticato ieri sulla pagina Facebook di Panormitania, è sabato, la Godot-iana è arrivata e l’attesa è finita!

Chi è l’artista donna che ho simpaticamente chiamato Godot-iana e della quale ho misteriosamente annunciato l’intervista un paio di post fa?

Vi presento Ilaria Caputo, un’eclettica artista panormitana che ha recentemente esposto la sua “Nel volto, nello sguardo. Ritratti” (a cura di Aldo Gerbino), presso la Biblioteca di Etnostoria “E. Vittorietti”, all’interno del Complesso Steri di Piazza Marina, a Palermo.

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Autoritratto di Ilaria Caputo

Come ho sopra scritto, Ilaria Caputo è una personalità eclettica perché sa fare proprio tutto ed è un’artista a tutto tondo: le sue primissime passioni sono state il Disegno e i Ritratti, come ha ripercorso l’esposizione appena conclusa e come ben evidenzia il suo autoritratto, cui si sono aggiunti, nel tempo, l’amore per la Pittura e la Scultura, in cui si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Palermo.

La grande originalità e la cifra poetica di Ilaria Caputo risiedono, come ha di lei puntualmente scritto Annamaria Amitrano, “nel coniugare tradizione e innovazione” attraverso il fertile connubio delle tecniche appena menzionate, dei materiali tra i più vari e di temi e di soggetti differenti: dagli autoritratti e dai volti “quotidiani” delle persone a lei più care alle atmosfere trascendenti e ai profili ammaliatori e fascinanti dei personaggi del Mito (non solo greco ma anche della tradizione biblica e hindu) fino ad arrivare alle sue più recenti “esplosioni fiorite”, com’ella predilige definirle, ossia un trionfo di fiori e colori che si auto eleggono, a mio parere, a Ode dello Slancio Vitale e a Trionfo della Primavera.

Ma non può scriver proprio tutto la vostra Marga Rina! Prima, quindi, vi segnalo di visitare l’elegante sito della nostra artista (www.ilariacaputo.it) e poi diamo immediatamente la parola a Ilaria Caputo!

Marga Rina: Ciao Ilaria!

Ilaria Caputo: Ciao Marga Rina!

M.:  Vado subito al dunque e ti pongo la mia prima domanda.

Osservando con attenzione le tue opere, il tuo stile pare oscillare tra monocromia da un lato (soprattutto nei volti) e commistione ben dosata di materiali spesso diversissimi (dalla terracotta patinata – che ha un effetto metallico meraviglioso – al gesso e al legno, al contè che, come ha scritto Aldo Gerbino è “ricco di energia vaporizzata” fino ai materiali più “ordinari”). Come “giustifichi” tale oscillazione? Oscillazione è il termine che prediligi o ne preferiresti un altro?

I.C.: Escludendo i ritratti e le opere sacre che formano una nicchia a sé, io dividerei la mia produzione in due filoni principali: da un lato quello sul Mito e dall’altro quello sulla Natura. Nelle opere del primo tipo – forse perché si tratta di “storia”e di un qualcosa di più apparentemente lontano nel tempo – uso toni meno vivaci e più uniformi, diciamo più “statici”. In queste opere, che raffigurano personaggi mitologici, mischio materiali differenti sia per dare maggior risalto a un particolare piuttosto che a un altro sia perché questo mi aiuta nella narrazione, dato che dietro ognuna di queste opere c’è una storia da raccontare

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Pandora

Nelle opere di natura, invece, rappresento la vita, l’immediatezza e la gioia. Il trattamento di tutta l’opera risulta pertanto diversissimo: lì dove usavo fondi più piatti e spesso monocromi, uso colori molto più trasparenti, più vivaci e più vibranti (anche in virtù del fatto che le campiture non sono uniformi ma eterogenee). La cosa che più mi preme non è narrare o trasferire episodi della vita di uomini e donne ma esprimere sensazioni. In questo caso, mi piace rappresentare la leggerezza e spesso i fiori, assoluti protagonisti, si stagliano su fondi altrettanto colorati o in parte bianchi in modo da mantenere una grande luminosità.

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Ranuncoli

Per rispondere alla tua domanda, infine, direi che la differenziazione che si può notare nei miei lavori (possiamo anche definirla “oscillazione”) è semplicemente un modo di usare i mezzi che ho a disposizione per trattare di volta in volta temi molto differenti tra loro e che probabilmente rispondono l’uno (il mito) alla mia parte più razionale, l’altro (la natura) alla mia parte più emozionale.

M.: Anche se in parte mi hai già anticipato, perché prevale il color ocra? E lo sfondo verde del tuo autoritratto – la figura 1 che era nel manifesto di “Nel volto, nello sguardo. Ritratti” – l’hai scelto per un motivo particolare?

I.C.: Come dicevo, la monocromia caratterizza alcune opere e la predominanza dell’ocra è forse dovuta anche all’uso della terracotta non patinata che di per sé ha questo colore. Inoltre, nelle opere in cui uso questo materiale, in genere non mischio molti altri colori ma cerco di mantenere la stessa gamma cromatica perché ritengo che accostare colori molto diversi alla terracotta possa risultare un po’ stridente e poco armonioso.

Il verde del mio autoritratto ha colpito molte persone con esiti ben diversi. Quando ho scelto questo colore di fondo (in realtà ho scelto un cartoncino colorato), non credevo di suscitare tanta curiosità! Diciamo che, avendo pensato di realizzare una mostra di ritratti, mi piaceva far vedere le diverse possibilità espressive e quindi anche cromatiche che una stessa tecnica può offrire cambiando, semplicemente, il colore di fondo. In passato, inoltre, mi ero già ritratta ed avevo usato le più classiche tonalità del marrone; ora forse anche in virtù del fatto che -tramite le opere di natura- mi sono lanciata nell’uso di colori più accesi, ho voluto sperimentare un ritratto molto colorato (pur nella monocromia del disegno vero e proprio). Il verde poi è un colore “distensivo”, perciò attraverso questa scelta ho cercato di combinare con la tecnica del disegno un colore forte e acceso ma, allo stesso tempo, calmo e rilassante.

M.: A proposito della commistione di materiali e di stili, ti ha influenzata (o ispirata) Salvatore Caputo (artista altrettanto eclettico come la figlia Ilaria, che ha recentemente esposto, a Palermo, alla Galleria XXS, nell’ambito della collettiva “Nocturna Siciliana“)?

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Apollo e Dafne

I.C.: Non saprei dire quanto e in quali modi mio padre mi abbia influenzata; di sicuro crescere in una casa piena di suoi quadri, il condividere lo stesso studio, l’usare gli stessi materiali può lasciare un’impronta. Ѐ palese che ci accomuna lo stesso interesse per il mito (declinato in paesaggi surreali in mio padre e centrato sulla figura umana nel mio) ma non so se questa sia un’influenza paterna o, più in generale, familiare e ambientale. Un altro aspetto comune è che ci manteniamo entrambi sul versante figurativo ma in questo caso posso affermare con certezza che non si tratti di un’influenza esterna, bensì di un mio interesse primario.

In definitiva, però, spero che ciò che si possa notare di più nei nostri lavori siano le differenze piuttosto che le somiglianze, dato che sono anche il risultato di due personalità molto diverse.

M.: Suggestivo è il modo col quale Aldo Gerbino ha definito i tuoi ritratti: “Un coagulo espressivo di materia spalmato sulla superficie della carte ad imprimerne spessore, al fine d’una restituzione amorevole di fisicità ed anima”.

Chi è il tuo soggetto preferito quando ritrai un volto? Perché?

I.C.: Diciamo che non ho un soggetto preferito che decido consapevolmente di raffigurare, quando realizzo un viso, ma credo che tutti i miei volti abbiano un qualcosa che li accomuna.

Uno dei soggetti che comunque rappresento di più nelle mie opere è mia sorella Lisa: quando, infatti, ho bisogno di una modella, posso contare su di lei! Poi rivedo in molti dei volti che raffiguro echi della statuaria classica perché in passato mi sono esercitata parecchio disegnando statue classiche e credo che il ricordo mi sia rimasto impresso. Infine – anche se la cosa non è voluta – penso che alcuni volti possano avere qualcosa del mio, poiché sono convinta che alla fine si raffiguri sempre un po’ se stessi.

M.: Nella tua quasi ventennale carriera artistica hai realizzato i corredi iconografici del volume “Arte e Scienza nei Castelli Federiciani” e sono vere e proprie immagini da cartolina! Il famosissimo ottagono di Castel del Monte evoca atmosfere addirittura fiabesche! Li hai dipinti sul posto?

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Castel del Monte

 I.C.: Le opere realizzate per i volumi d’arte sono una parte importante della mia produzione. Nel volume sui castelli federiciani, i disegni, dovendo rappresentare edifici reali per accompagnare il testo, assolvono anche a una funzione esplicativa e di corredo iconografico in senso molto stretto. Io sono sempre attenta al dato reale e cerco di riproporne in maniera precisa alcuni elementi; in questo caso più che in altri il mio obiettivo era di essere molto puntuale. Per realizzare questi piccoli dipinti, ho utilizzato foto trovate sia su libri vari sia sul web per ciò che riguarda le strutture architettoniche, mentre mi sono affidata alla fantasia per la creazione dell’ambiente e dell’atmosfera che li accompagnano.

 M.: Lo dico sempre io che il web è una risorsa preziosissima se usata con oculatezza!

Passiamo, però, all’ultima domanda: dove esporrai prossimamente?

I.C.: Le prossime esposizioni saranno 2: la prima sarà una mostra personale dal titolo “Fragili fiori e giardini incantati: la natura nelle opere di Ilaria Caputo” che si svolgerà a Capo d’Orlando presso la Fondazione Lucio Piccolo, dall’11 luglio al 2 agosto 2015; la seconda sarà un’altra personale dal titolo “La donna e il mito” e sarà ospitata dall’Hotel Punta Spalmatore, ad Ustica, nell’ambito della manifestazione “Villaggio Letterario”, dal 22 al 28 agosto 2015.

M.: Di certo ricorderò per tempo ai miei simpaticissimi follower questi prossimi tuoi eventi perché, da vicino, le tue opere evocano atmosfere a tratti ancestrali, a volte oniriche che la fotografia non riesce a rendere appieno. Intanto, vi invito a vederle sul sito di Ilaria Caputo!

In bocca al lupo e alla prossima!

I.C.: Ciao!

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