Il futurismo dell’anima di Evita Andujar!

Salve Cari Follower! Come vi ho scritto nel post precedente, nel quale ho intervistato Massimo De Lorenzi, artista romano che sta esponendo a Palermo la sua personale “Umbra Luce”, comincio il 2017 davvero in pompa magna, anzi, col botto!

Oggi, pubblico la mia seconda intervista dell’anno…e siamo ancora a febbraio! A chi? A un’artista davvero originale e (perché no?) a una donna decisamente affascinante e assai simpatica: Evita Andújar!

L’ho conosciuta nel corso dell’Inaugurazione, presso la Galleria Bobez di Palermo, della collettiva “Cloisonnè – III edizione”, curata dall’amico Giuseppe Carli e conclusasi il 7 gennaio scorso.

Come è facile capire dal suo cognome, Evita Andújar  è nata nella città andalusa di Écija, in Spagna, dove si è specializzata in Pittura e Restauro.

Dal 2000 vive a Roma ma ha lavorato in lungo e in largo per tutta la penisola e, ovviamente, in Spagna: ha all’attivo numerose mostre pittoriche, ha realizzato numerosi progetti di restauro e murales celebrativi.

Evita ha colpito la vostra Marga Rina per la sua peculiare pittura liquida (per conoscere meglio la sua attività e vedere i suoi lavori, visitate il suo sito), caratterizzata da pennellate morbide e ampie che si inseguono e si susseguono, come gorghi d’acqua in fuga o, forse, in cerca di una metà che pervade sia la realtà così com’è sia lo spirito delle persone e delle cose. La sua è una pittura dinamica che immortala attimi tremuli e che rappresenta la condizione mutevole e cangiante di un’umanità strappata ai suoi valori e alle sue convinzioni radicate.

Ma andiamo a Evita che, presa da mille e più impegni, è riuscita a trovare un po’ di tempo per me e per voi.

Marga Rina: Le tue figure sono liquide, intrise di movimento. A primo acchito, quando le ho ammirate per la prima volta, ho pensato subito a Umberto Boccioni e al Futurismo, alle figure in movimento dipinte quasi al rallenty. Ti senti vicina al Futurismo e alle sue idee?

Evita Andújar: A un primo sguardo si può pensare al Futurismo, certamente. Questo movimento artistico  nasce in un momento di cambiamento della percezione delle distanze e del tempo, ma vincolato fondamentalmente al movimento fisico, velocità  legata  al viaggio e agli spostamenti. Però, come accenna Lorenzo Canova in un testo a me dedicato, devo deviare lo sguardo verso un’altra possibilità: “Un mondo sospeso tra memoria e futuro, una pittura dove il tempo sedimentato e interiore s’intreccia al dinamismo contemporaneo della percezione elettronica”.

E’ proprio qua il punto. La nostra era è già caratterizzata dall’ossessione compulsiva sulla quantità delle cose da fare, da vedere e da sapere ed è stata ancora trasformata da uno dei mezzi elettronici più potenti che ci sia stato fino adesso, internet. Con il flusso continuo e incessante di dati e la sua dinamica anarchica la rete pervade la nostra vita personale. I cambiamenti introdotti hanno ancora mutato il concetto del tempo, perché riproduce la velocità con cui si muovono le informazioni e la loro attuazione. E la parte più inquietante è che siamo soltanto in una fase intermedia in attesa di orizzonti più  complessi.

In questa corsa continua futurismo dell’anima potrebbe essere un’ottima  definizione per la mia ricerca. In questo momento sto peraltro proseguendo la mia sperimentazione con immagini apparentemente statiche, ma con un latente desiderio di trasformazione. Sto indagando la potenza del sottile e la possibilità di creare nuovi stimoli proponendo un concetto di velocità diverso e più intimo.

Marga: Carlo D’Orta ha scritto delle tue opere che la tua è un’arte concettuale dietro un’apparenza figurativa. Concordi?

Evita: Carlo oltre che un grande artista è un caro amico che ha creduto in me dall’inizio. Lui mi conosce. E capisco bene la sua riflessione. Decisamente non sono le persone rappresentate  o le azioni che stanno compiendo che sono importanti bensì l’idea o il concetto che rappresentano. Penso sia questa la chiave giusta per capire le sue parole.

Marga: Hai realizzato numerosi murales. Ti senti una street artist? Cosa ne pensi della street art che per ora va tanto di moda?

Evita: No, assolutamente no. Ho molto rispetto per la street art e sicuramente ci vuole molto altro per definirsi  tale. Pero sono un’innamorata dell’arte di strada e della sua missione (quando c’è e quando non c’è).  Non mi sono mai tirata indietro quando sono stata chiamata “alle armi”. Ho sempre un forte legame con il muro (ho restaurato tanti affreschi e dipinti murali nella mia vita) e questo e anche il mio modo personale per renderle ancora omaggio. E’ una realtà completamente diversa a quella dell’artista in studio ad alto contenuto adrenalitico.

Marga: Cosa c’è d’italiano nella tua pittura? E di spagnolo?

Evita: La potenza, la vitalità e la luce che c’è nei miei dipinti richiamano le mie origini andaluse, mentre la ricerca incessante del “bello” nel senso più ampio e meno banale del termine sono certamente nati  qua, tra gli italiani.

Marga: Spesso usi la tela di juta, perché?

Evita: La tela di juta ha una trama molto robusta e mi aiuta a raggiungere particolari effetti di rilievo. Contribuisce a creare uno spessore diverso del solito con gli acrilici che se usati con tele di grana fina sono molto piatti. Inoltre mi permette di dare un mio significato alla velatura a secco che tanto prediligo.

Marga: Quale sarà la tua prossima mostra?

Evita: In questo momento è ancora in corso e sarà visitabile fino al 16 febbraio 2016 una grande mostra alla Camera dei Deputati  a Palazzo Montecitorio, “Vo(l)to di Donna”,  per celebrare i 70 anni del voto alle donne italiane, di nascita e d’elezione.  Per me è un grande onore partecipare a questa mostra istituzionale ed essere accanto ad artisti come Balla, Boccioni (a proposito di futurismo), De Chirico, Guttuso, Pascali, Rotella, Schifano, Pizzi Cannella, Accardi o Giosetta Fioroni tra i molti.

Sempre fino alla fine di febbraio sono anche a Massa Marittima con la mostra ”Trascorrenze” all’Ex Convento delle Clarisse. Ci sono in ballo anche un paio di premi d’arte contemporanea e, in particolare, sono riuscita a passare la prima selezione del Premio Arte Laguna. Aspetto, quindi,  gli esiti con tanta emozione!

Per primavera  sono stata invitata a realizzare un intervento in un’affascinante chiesetta a Spoleto del cui progetto parleremo più avanti quando avrò tutti i dettagli. E per l’autunno saremo a Isernia.

E sicuramente ci vedremo di nuovo a Palermo, da Bobez Arte, dove sono rimasta incantata dall’accoglienza e dal livello umano delle persone e a Roma, come no, dalla mia galleria Rvb Arts con Michele Von Büren. 

Ci sarà una personale alla quale sto lavorando intensamente ma, adesso, non posso anticipare niente!

Marga: Allora acqua in bocca e buon lavoro!

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