Festa dei Morti o Halloween? A voi la scelta!

Salve a tutti! Com’è più volte accaduto nella vecchia sede del blog, ufficialmente anche qui riprendo i miei voli pindarici. Anzi ne riciclo uno!
Il tema affrontato (che si evince già dal titolo) è una riscrittura di un vecchio post di Panormitania storica che sarà infarcito di varie, eventuali e “deliri consideratori”.
Dopo la lettura di “Io mi chiamo Rigoberta Menchù”, un’intervista alla contadina quiche (una minoranza etnica del Guatemala) premio Nobel per la pace nel 1992, raccolta dall’antropologa sudamericana Elizabeth Brugos, la vostra Marga Rina è stata indotta in riflessione.
Questa testimonianza narra alcune vicende della vita della contadina-combattente Rigoberta Menchù, con moltissime digressioni sui riti e sui costumi della cultura guatemalteca.
Quel che affascina di questo personaggio è il suo atteggiamento nei confronti delle tradizioni. Rigoberta, aderendo al movimento contadino di lotta contro i ladinos, ha lanciato un preciso messaggio al suo popolo e a tutti quei popoli che, per secoli, in difesa delle trasmissione di generazione in generazione della propria cultura, rifiutano aprioristicamente qualsiasi novità proveniente dall’esterno: se la chiusura al mondo genera povertà, oppressione e violenze, sarebbe opportuno accogliere con criterio, in luogo di rifiutarle, tutte quelle innovazioni culturali che potrebbero ugualmente contribuire alla preservazione della propria realtà etnica.

Del resto, io ho sempre sostenuto che le culture sono come degli organismi vivi, che crescono e fanno continuamente esperienza del mondo che sta loro intorno: se il contatto con un’alterità produce uno scambio che non modifica l’equilibrio (= salute) di tale organismo, esso è tenuto ad assimilarlo e a farlo suo. L’acculturazione oculata non necessariamente comporta il totale rifiuto o annientamento di quello che si è stati ma può produrre crescita e “progresso” (proprio della natura dell’uomo).

E veniamo alla tanto spesso contestata festa di Halloween, che, da alcuni anni, “minaccia” la scomparsa di una festa tanto radicata in Sicilia, la festa dei morti.
Halloween è il nome popolare di All Hallows Eve o All Hallows Even (o Evening) che in italiano si traduce vigilia o sera di Ognissanti. Halloween è una festa d’origine celtica, che, come si evince dal nome, risente dell’acculturazione cristiana, fortissima nel Medioevo.

Andiamo alle sue origini. Tale celebrazioneera, agli albori, la festa celtica di Lâ Samhna, letteralmente «giorno di Samain», che cadeva il 1° Novembre e che contrassegnava la fine dell’estate, un momento molto particolare dell’anno per quei popoli la cui economia era di tipo agro-pastorale: dopo la semina i contadini interrompevano le loro attività nei campi, in attesa che i semi si preparassero a germogliare. Questo momento dell’anno è ed era identico per tutte le altre culture euro-mediterranee basate su economie agro-pastorali.

I festeggiamenti, organizzati tra la fine di ottobre e i primi di novembre, erano, quindi, molto sentiti dalle comunità agricole perché, se i semi avessero ben attecchito nel terreno e le condizioni atmosferiche avessero tenuto, l’annata agraria sarebbe stata ottima e avrebbe alimentato un’intera comunità di persone.

Al di là dei nomi che la festa ha assunto nei secoli e delle terre in cui si è diffusa (secondo alcune fonti, dalla fine del V secolo molti discendenti dei Celti, dall’Irlanda, raggiunsero l’arco alpino e padano, portandosi dietro le loro tradizioni), quella che poi, dal 600 d. C., è divenuta una festa cristiana ha mantenuto, nei secoli, sempre le stesse forme rituali: ricordo e commemorazione dei defunti, consumo di particolari cibi come frutta secca e semi, dolci tipici che, a Palermo, si chiamano Ossa ri morti o Pupa a cena, questue di bambini, cui il 2 novembre, i “morti” portano in dono dei giocattoli.

Oggi, molti bambini palermitani festeggeranno Halloween e, travestiti come a Carnevale, busseranno ai vicini recitando “dolcetto o scherzetto?” mentre i più grandi andranno alle feste agghindati con finte zucche intagliate e dai volti spaventosi…
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Sapete che i primi irlandesi, anziché le zucche, andavano in giro per le questue con delle rape intagliate? Queste lanterne erano chiamate Jack O’Lantern, dal nome del protagonista di una leggenda irlandese, Jack, che, alla sua morte, poiché non aveva trovato posto né all’Inferno né in Paradiso, era stato condannato a errare in eterno sulla terra, illuminandosi la strada con un tizzone inserito in una rapa incavata, che poi è diventata una zucca…piena di semi, simbolo sia di morte che di rinascita!

Analogamente, nelle credenze popolari siciliane, i “morti” non sono altro che anime di trapassati che tornano eccezionalmente a far visita ai loro vivi, che li accolgono con tavolate ben imbandite, visite con mazzi di fiori al cimitero anche se non a titolo gratuito, è chiaro! Perché? Perché i cadaveri dei defunti sono sottoterra e sottoterra ci sono i semi, che, come ho sopra citato, sono parte integrante delle tavolate dei morti: castagne, noci, noccioline, il cosiddetto scacciu (che, in genere, include pure a simenza, i semi di zucca seccati, no?); ad esse si aggiungono l’ossa ri morti, biscotti che raffigurerebbero le loro ossa (come i costumi da scheletro!), e i pupi a cena, statuette di zucchero che, almeno in origine, riproducevano esclusivamente immagini di persone in miniatura…da mangiare, proprio come accade nel corso di un sacrificio, nel quale la vittima immolata è consumata dai presenti alla cena, per acquisirne la forza e l’energia vitale.

Il gusto per l’esagerata vistosità della festa di Halloween non è giunta, in Italia, direttamente dall’Irlanda ma dopo lo sbarco degli irlandesi in America, quando la carestia in patria li spinse a cercar fortuna nel Nuovo Mondo. L’Italia, quindi, ha ereditato una festività rimaneggiata e reinterpretata in chiave statunitense.

Oggi il dibattito tra i detrattori di Halloween e i sostenitori della sua diffusione in Italia è vivo e insoluto. Come avete letto, i punti comuni tra Halloween e la Festa dei Morti sono tantissimi e non a caso. Io sono per le aperture intelligenti alle alterità: io ritengo che, anziché essere inoculate come oro colato, sia spiegato il loro significato più profondo alle masse, soprattutto alle più giovani.
Buona festa (qualsiasi essa sia) a tutti!

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