Antropologia dell’Arte. Volume I

Buongiorno Amici Carissimi e Buona Domenica!

Come preannunciato sulla pagina Facebook di Panormitania, oggi vi scriverò un post antropologico dei miei, ma più atipico del solito: esso è nato e lievitato nella mia mente dopo avere visitato la mostra “Destinazione Palermo. La città riflessa”, visitabile fino al 19 giugno 2015, alla Galleria Elle Arte di Palermo.

Quello di oggi sarà un post della serie “Vista per Voi…” perché sarà arricchito dalle immagini scattate alla mostra ma sarà infarcito da ragionamenti tutti margarineschi!

Come ho scritto nel post-presentazione, saranno in mostra circa 30 opere di 23 artisti, sia italiani sia no – anche se quasi tutti italiani d’adozione! – intorno alla terra di Panormitania, Palermo.

Questi 23 artisti sono stati invitati dalla curatrice della mostra e gallerista di Elle Arte, Laura Romano, a creare ognuno un’opera ad hoc finalizzata a celebrare Palermo. Il risultato è un’esposizione davvero unica e, per un’antropologa culturale come la vostra Marga Rina, un banchetto opulentissimo!

Al di là delle differenti cifre stilistiche e tecniche proposte, che oscillano dagli oli su tela ai pastelli e acquerelli su carta, cartone e tavola fino alla matita su carta e ai collage, operando una pseudo analisi semiotico-strutturale, ho ragionato  sulla somiglianza formale delle opere e sulle numerose correlazioni sostanziali.

A livello macroscopico ho distinto gli artisti – che finalmente elencherò tutti! – in tre grandi gruppi (anche se bisogna ammettere che il concetto di identità è davvero complesso):

1) gli artisti non italiani: Peter Bartlett, Pedro Cano, Pascal Catherine e Sarah Miatt;

2) gli artisti italiani non siciliani: Massimo Campi, Sergio Ceccotti, Cristiano Guitarrini, Tina Sgrò, Tino Signorini e Togo;

3) gli artisti italiani e siciliani: Barbara Arrigo, Francesco Caltagirone, Salvatore Caputo, Francesco Coppa, Anna Kennel, Giovanni La Cognata, Antonio Miccichè, Giuseppe Modica, il compianto Vincenzo Nucci, Franco Polizzi, Luca Raimondi, Milvia Seidita e Bice Triolo.

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Opere di Barbara Arrigo e Luca Raimondi

Palermo si è, quindi, trasformata in una città triplicata a specchio perché ciascun membro dei tre gruppi l’ha ritratta secondo una peculiare prospettiva.

Per la prima puntata di questo specialissimo volume, cominciamo dagli aborigeni, ossia dai miei conterranei. In una dimensione etnica, essi rappresentano il Noi che si confronta con gli Altri o i “non Noi” e che si propone di offrire a queste alterità un’immagine pubblica – non per caso sono tutti paesaggi esterni eccetto che nell’opera di Bice Triolo – nella quale ci si riconosce e nella quale si vuole che tutti li riconoscano: i due artisti più giovani, Luca Raimondi e Barbara Arrigo, hanno scelto la famosa spiaggia di Mondello; molti altri hanno ritratto Monte Pellegrino, ossia l’elemento geografico che distingue per eccellenza Palermo da molte e tante altre città del globo! Monte Pellegrino che domina incontrastato la città e Monte Pellegrino che ogni palermitano vede da ogni parte si giri, mentre si sposta per le sue trafficate (e sporche) vie!

Oltre al Monte e al mare di Mondello, prevalgono, poi, alcune architetture cittadine: il Teatro Massimo di Francesco Caltagirone e il Teatro Politeama di Francesco Coppa ma anche le cupole rosse di S. Giovanni degli Eremiti che ritroviamo nelle opere di Giuseppe Modica o nella “cartolina” di Franco Polizzi.

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Memoria di Palermo – Giuseppe Modica

Al di là deIle differenze, però, in tutti prevalgono i colori più specifici della nostra realtà urbana e della sua “mediterraneità” e ritengo che una significativa sintesi sia ben rappresentata nell’opera naturalistica di Vincenzo Nucci, “Riflesso della palma nel mare di Palermo”, dove la palma pare assumere la forma di Monte Pellegrino mentre si adagia sul mare e nell’opera architettonica “Memoria di Palermo”, dove, nel disincanto, compaiono ancora il mare e il Monte Pellegrino, di Giuseppe Modica.

A distinguere ulteriormente questi artisti e le loro opere dagli “artisti-alterità” è la presenza antropica (le bagnanti di Barbara Arrigo o la donna col maglione verde di La Cognata) che rafforza l’identità-possesso del territorio panormita e che lo elegge a luogo dell’intimità (gli spazi chiusi della Chiesa dell’Immacolata Concezione di Bice Triolo) e del ricordo (l’antica carta di Palermo dove le ombre diventano mare o forse nebbia in cui si sfumano i ricordi lontani di Salvatore Caputo).

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Opere di Bice Triolo e Anna Kennel

Ovviamente non ci sono le immagini di tutte le opere, sennò la Galleria che ci sta a fare?

Vi ricordo che è aperta tutti i giorni, esclusi domenica  e festivi, dalle 16:30 alle 19:30. Per ulteriori info, andate al post “Destinazione Panormitania…da Palermo”.

Arrivederci alla prossima puntata!

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